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SAN SEVERO DOC ... e altre storie

SAN SEVERO DOC ... e altre storie

Autore: Gusto landia/mercoledì 15 luglio 2015/Categorie: Territori , Puglia

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Recenti scoperte archeologiche hanno evidenziato tracce di vigneti di età romana nei dintorni di San Severo, dove alcuni vigneti sono ancora impiantati col sistema ad alberello, metodo qui usato fino ai primi decenni del ‘900. Risale al 1200 l’arrivo del Bombino bianco, portato dai Templari al loro rientro dalla Terra Santa. La zona geografica coincide con l’Alto Tavoliere e fa parte della più ampia area della Daunia, le cui terre derivate dalla dissoluzione delle rocce emerse dal mare, ricche di potassio e relativamente povere di sostanza organica, sono ideali per la produzione di vini di pregio, in aggiunta all’ottima insolazione nei mesi di settembre ed ottobre. Il paesaggio rurale è oggi caratterizzato da numerose masserie di medie e piccole dimensioni, con i vitigni a bacca bianca che preferiscono suoli leggeri, freschi e piuttosto calcarei, con una buona esposizione, e quelli a bacca rossa che prediligono terreni argilloso-calcarei, bene esposti e a clima caldo.
Descrizione:  Il titolo alcol. minimo va da 9% dello Spumante al 12% della Riserva. Abbinamenti:  antipasti di frutti di mare, crostacei e pesci bolliti, fritti misti di pesce, uova, latticini freschi, verdure e carni bianche delicate con i Bianchi; paste con sughi di carne e carni di maiale con i Rossi e i Rosati; salumi piccanti, trippe in umido e formaggi di pecora stagionati con i Rossi.
Disciplinare:  approvato DOC con Dpr 19.04.68 (G.U.138 -01.06.68)
Tipologie San Severo Bianco (anche Frizzante e Spumante), Bombino bianco (anche Frizzante e Spumante), Malvasia bianca di Candia, Falanghina, Trebbiano bianco, Rosso (anche Novello e Riserva), San Severo Rosato (anche Frizzante), Merlot (anche Rosato), Uva di Troia o Nero di Troia (anche Rosato e Riserva), Sangiovese (anche Rosato).
Vitigni: Bombino bianco, Trebbiano bianco, Malvasia bianca di Candia, Falanghina, Montepulciano, Sangiovese, Merlot, Uva di Troia (o Nero di Troia).

Prodotto DOP: LA BELLA DELLA DAUNIA

Risale ad epoche immemorabili la coltivazione della varietà di olivo la Bella di Cerignola, i cui frutti all’inizio venivano trasformati più per soddisfare le esigenze familiari che per fini commerciali. La sua diffusione è andata via via espandendosi nel mondo, fino rendere questa oliva una tra le più pregiate cultivar da mensa. Già alla fine dell’800 si hanno notizie di olive, conciate nella zona di Cerignola, inviate negli Stati Uniti di America nei caratteristici barili di legno vascidd (dai 50 ai 100 Kg) e nei cosiddetti cugnett, tipici recipienti di legno di forma troncoconica da 5-10 Kg per la fornitura spicciola a carattere casalingo. Alcuni autori ritengono che derivi dalle orchites dei romani, altri che sia stata introdotta dalla Spagna prima del 1400, nel periodo Aragonese, ma non essendo mai stata presente tra le cultivar indigene della penisola iberica può essere considerata una varietà autoctona dell’agro foggiano, nell’antica Daunia oggi conosciuta come Tavoliere delle Puglie.
Descrizione:  Olive da mensa di colore verde e di colore nero, dalla forma allungata, somigliante ad una susina con base ristretta ed apice acuto e sottile e dalla pellicola sottile. La polpa ha consistenza piena e compatta, croccante ma non dura, poco fibrosa e di facile distacco dal nocciolo. Il sapore è pieno e saporito. La raccolta delle olive avviene direttamente dalla pianta. Le drupe verdi vengono deamarizzate con il Sistema Sivigliano, a base di liscivia alcalina, mentre quelle nere sono sottoposte al Sistema californiano, che inizia da un bagno in salamoia salina.
Disciplinare:  Reg. CE n. 1904 del 07.09.00 (GUCE L 228 del 08.09.00)

Piatto TIELLA DI RISO, PATATE E COZZE

Affonda le sue radici nella dominazione spagnola del ‘600 questo piatto un po’ insolito in una terra in cui è la pasta di farina di grano ad avere un ruolo predominante. La tiella è un tegame tipico, impiegato sia per la cottura che per la presentazione in tavola, che la tradizione vuole sia di terracotta, alto e di forma circolare. La ricetta è originaria della città di Bari ma viene preparata in tutta la Puglia, secondo la versione propria che ogni famiglia si tramanda da generazioni. C’è chi ci aggiunge i pomodori, il pecorino grattugiato o il pangrattato. Ideale sarebbe la cottura nel forno a legna.
Descrizione:  Ingredienti (per 4 persone):  1 kg di cozze, 500 gr di patate, 300 gr di riso Vialone Nano o Carnaroli, 1 spicchio di aglio, cipolla, prezzemolo, olio evo, pepe.

Preparazione:  Lavate e spazzolate bene le cozze in abbondante acqua, ponetele in un tegame insieme all'aglio tritato e lasciatele aprire sul fuoco. Eliminate i gusci filtrando il loro liquido. Lavate, sbucciate e affettate le patate; con una metà ricoprite il fondo di una teglia, già unto di olio, e conditele con pepe, prezzemolo e cipolla tritate. Versate il riso, unite i molluschi e le patate rimaste assieme al trito di cipolla e prezzemolo restante. Pepate, aggiungete un po' d'olio e ricoprite il tutto con acqua (o meglio, brodo bollente di pesce) mescolata a quella di cottura delle cozze. Ponete la teglia in forno già caldo e fate cuocere, a fuoco medio, per circa 45 minuti

 

tratto da DOC&DOP 50anni di qualità

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