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DIETA MEDITERRANEA : un sapere antico che compirà 60 anni nel 2017

DIETA MEDITERRANEA : un sapere antico che compirà 60 anni nel 2017

Autore: Maddalena/mercoledì 24 febbraio 2016/Categorie: Info e News, Valorizzazione dei patrimoni eno-gastronomici

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Nel 1972 successore di Ancel Keys alla direzione del Laboratory of Physiological Hygiene all’Università del Minnesota, in Minneapolis, il professor Henry Blackburn è un esperto di patologie del sistema cardio-vascolare che ha partecipato alla realizzazione del Seven Countries Study dallo studio pilota a Nicotera nel 1957 alla pubblicazione del rapporto scientifico dei primi cinque anni nel ’70 e dei successivi dieci anni nell’80.
Nasce nel 1925 a Miami, dove si laurea alla Tulane School of Medicine, e dopo la specializzazione al Northwestern Memorial di Chicago, esperienze all’Ospedale Americano di Parigi, in una missione  a Cuba, un triennio di Public Health Service in Austria e la specializzazione triennale in medicina interna e cardiologia presso l’Università del Minnesota, dal 1954 è il più stretto collaboratore di Ancel Benjamin Keys, fino alla morte di quest’ultimo nel 2004. 
Precursore e fondatore degli studi scientifici sulla nutrizione e sulle malattie cardiache, Keys fece le sue prime ricerche come medico di una spedizione esplorativa in Italia. È balzato alla popolarità in qualità di alimentarista che durante la Seconda Guerra Mondiale ha nutrito le truppe degli Stati Uniti con la “Razione K”, avendo così modo di studiare gli effetti della carenza di cibo da un lato e quelli della ‘ri’-nutrizione.
 
A lui si attribuisce anche la ‘codificazione’ della Dieta Mediterranea come poi, dalla prima nel 2010 alla definiti viva nel 2013, è stata inclusa nell’elenco UNESCO dei ‘patrimoni culturali intangibili’. Per cinquant’anni, Keys viene completamente assorbito dallo studio delle abitudini alimentari mediterranee, e di come queste influiscano su salute e mortalità. Inizialmente, egli è incuriosito da ricerche informali, che dichiarano come gli attacchi di cuore siano estremamente rari tra i lavoratori napoletani. Di questo Keys viene a conoscenza durante un meeting della FAO a Roma, nel 1951. Inizia quindi la sua ricerca-pilota a Nicotera (Calabria) nel 1957. Nel 1958 lancia il suo ‘Seven Countries Study’, conducendo il proprio staff di ricercatori americani ed un’equipe di collaboratori internazionali in uno studio a lungo termine svolto in 16 regioni di 7 nazioni (USA, Giappone, Finlandia, Olanda, Grecia, Yugoslavia ed Italia).
Conducendo uno stile di vita basato sulla Dieta Mediterranea e sulle tradizioni e, per 40 anni lavorando tra Italia e Minnesota e continuando a pubblicare fino all’età di 97 anni, Keys muore centenario nel 2004 (era nato nel 1904). Nel 1965 lui e sua moglie Margaret elessero dimora nel Cilento, a Pioppi, che per questa ragione è divenuta recentemente il setting per documentari ed articoli inerenti la vita dei Keys e la Dieta Mediterranea. In occasione dell’intervista, Henry Blackburn ha rivelato perché:
«Alle nostre ricerche hanno collaborato anche molti colleghi italiani, con alcuni dei quali abbiamo stretto amicizia. Tra loro Flaminio Fidanza, che aveva casa a Pioppi, dove Keys decide di trasferirsi».
 
Prof. Blackburn, secondo Lei, esiste qualche utilità nel determinare luoghi o paesi nei quali le ricerche siano state condotte, allo scopo di diffondere il valori della Dieta Mediterranea?
«Non designerei un luogo particolare come ‘casa’ della Dieta Mediterranea. Mi pare di capire che questo sia un problema di rivalità, tutto italiano, e nel quale io non ho alcun interesse. Piuttosto, mi preoccupa che, paragonando le recenti indagini con le prime condotte nel 1957 a Nicotera, le statistiche più recenti mostrino con inconfutabile evidenza come la Dieta Mediterranea si stia lentamente estinguendo, proprio nei luoghi in cui è stata condotta la nostra ricerca. Ad esempio, in Italia a Montegiorgio e Crevalcore, dove ha operato Alessandro Menotti, collaboratore del ‘Seven Countries Study’, le misurazioni antropometriche e altre rilevazioni raccolte dagli anni ’90 indicano accrescimenti di massa adiposa e di aumento di casi di patologie cardiovascolari. Queste ultime sono primariamente connesse con cambiamenti nelle abitudini alimentari, in particolare un aumento nell’assunzione di proteine animali».
 
Quindi cosa ne pensa degli integratori alimentari o dei multivitaminici? Possono veramente sostituire la carenza di pesce fresco, di frutta e verdura di stagione, o la mancanza di tempo per cucinare?
«Trovo che il trend attuale nelle scienze della nutrizione sia sempre più orientato verso il vero, il naturale, l’integrale, verso i cibi freschi e stili di vita tradizionali. Anche il commercio spinge in questa direzione. Ci si sta progressivamente allontanando dai cibi processati ed artificiali, da supplementi ed integrazioni di singoli macronutrienti, alcuni dei quali sono addirittura risultati nocivi nei trials clinici. L’evidenza scientifica conduce sempre più verso un benessere che derivi da sintesi naturali, sia vegetali che animali, piuttosto che da sintesi industriali o da alimenti ‘simulati’ e implementazioni chimiche su cibi processati. Questi processi industriali appaiono essere sostituti inadeguati della Dieta Mediterranea o di qualsiasi modello alimentare tradizionale».
 
Quali indicazioni utili possono  venir date in relazione alla pratica dell’esercizio fisico?

«Il ‘Seven Countries Study’ prende in considerazione essenzialmente l’occupazione dei candidati, senza misurare le abitudini legate all’esercizio fisico. Le differenze tra regione e regione nel tipo di lavoro svolto dai candidati non è in grado di spiegare le differenze nelle percentuali di patologie cardiovascolari, che invece risultano essere strettamente collegate alla quantità media di colesterolo sierico ed alla quantità media di energia consumata sottoforma di acidi grassi saturi. Grazie alla congruenza tra evidenze cliniche e di laboratorio si è provato che gli acidi grassi saturi, come indicatori di consumo di carne e di prodotti caseari, influenzano il rischio cardiovascolare. Inoltre, la ricerca si focalizza sulle differenze culturali delle tradizioni alimentari, ed evidenzia come l’incidenza di patologie cardiovascolari aumenti con modelli alimentari in cui la presenza di colesterolo sierico sia costante».
 
Possiamo invece considerare la Dieta Mediterranea aderente alle concezioni dell’ecologia integrale? E, se sì, un modello alimentare, sociale ed economico sostenibile, come suggerisce anche la sua definizione data da UNESCO?
«I modelli alimentari tradizionali nel Mediterraneo durante gli anni 60, e quelli rilevati nella stessa epoca anche in Asia, facilitano, con buone probabilità, la minore incidenza di patologie legate ai vasi sanguigni , a molti tipi di cancro ed incidono positivamente sulla riduzione dei decessi e sull’allungamento della vita. Quindi, con la Dieta Mediterranea si è sull’onda giusta, in quanto la preservazione della vita umana e corrispondentemente del Pianeta è lo scopo principale! Ma purtroppo, le pratiche agricole e zootecniche tradizionali hanno ceduto ai processi di produzione di massa. Oggi la sfida è produrre cibo sano ed accessibile in maniera sostenibile, che non sfrutti incondizionatamente la terra o il mare, né tantomeno chi lavora con essi. La sfida è quindi quella di preservare la Dieta Mediterranea e, con essa, un modello sociale ed economico sostenibile… che un tempo risiedeva, appunto, nella Dieta Mediterranea».
 
  
a cura di GIOVANNA CECCHERINI
Traduzione in italiano dell’intervista condotta il 12 gennaio 2016 da Giovanna Ceccherini, ambasciatrice della Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento a Nicotera, pubblicata da GUSTOLANDIA in esclusiva, con concessione condizionata alla divulgazione del testo nella versione integrale, non per la riproduzione in altre modalità e occasioni.
Gli interessati a utilizzare o citare il testo per intero o in parti estrapolate possono disporne previa autorizzazione dell’autrice, che verrà contattata allo scopo dalla Redazione
 
 

DIETA MEDITERRANEA
 
G. Ceccherini :
•  ALIMENTARE L’UMANITÀ / RITORNO AL FUTURO, Academia.edu, 2015 ;
•  MODERAZIONE E RISPETTO: IL RITMO DEL PASSO NELLE STRADE DEL VINO, in Sulla strada dell’enoturismo di F. Fravolini, Alter Ego, 2016
 
Gustolandia :
- LA DIETA MEDITERRANEA COSTA MENO DEL “CIBO SPAZZATURA” , 10 dic. 2014
- M. Brunasti :  ALIMENTARE L’UMANITÀ, 19 ott. 2015
- M. Brunasti : CIBO SANO, DIRITTI UMANI E PACE, 15 gen. 2016
- M. Brunasti : LA MAPPA DEL DIRITTO AL CIBO È ON-LINE, 17 feb 2016
- SapereSapori: FERMARE LA SCOMPARSA DELLA DIETA MEDITERRANEA
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