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Festa dell’Amaretto Santacrocese

Festa dell’Amaretto Santacrocese

il biscottino delle feste

Autore: studio/venerdì 1 dicembre 2017/Categorie: Eventi

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Data evento: 08/12/2017 Export event

Quest’anno la Festa dell’Amaretto compie un quarto di secolo. E come da tradizione l’8 dicembre chiama a raccolta gli Amarettai (cinque artigiani) che si sfideranno in nome dell’Amaretto d’Oro, il trofeo realizzato dalla gioielleria Baroni. Dalle 10 alle 22 nei suggestivi spazi del Museo della Conceria di via di Pelle 26 sarà possibile assaggiare le specialità a base di amaretto, ma anche fare acquisti di Natale nel mercatino esterno e agli stand sparsi nelle belle sale del museo. E poi laboratori per i bambini a cura di Ciaf Maricò, letture animate a cura della biblioteca comunale Adrio Puccini, musica e stornelli, una degustazione a cura di Slow Food, fino all'aperitivo delle 20 con le creazioni dei cinque amarettai, da bere e da mangiare.

L’Amaretto e la sua storia

Da venticinque edizioni la Festa dell’Amaretto si tiene l’8 dicembre, nel giorno dell’Immacolata Concezione. Data storica perché fu proprio in quel giorno che Santa Cristiana, in pellegrinaggio ad Assisi, molto prima di Lourdes e Fatima, ebbe in visione la Vergine Maria. Tutta la storia di questo dolcetto ruota infatti attorno al monastero di Santa Cristiana, dove nasce la stessa ricetta. Luogo sacro a cui i Santacrocesi sono particolarmente devoti. Era usanza, per le suore di clausura locali, di donare ai benefattori del luogo di culto il dolcetto a base di mandorle, uova e zucchero. La ricetta viene fatta risalire alla fine dell’Ottocento, anche se la leggenda la vuole antecedente, data l’antichità del monastero le cui fondamenta furono gettate addirittura nel 1286, quando Oringa Cristiana Menabuoi fondò una piccola casa religiosa basata su regole agostiniane. Negli anni Cinquanta poi, la ricetta dell’Amaretto che era rimasta segretissima fino ad allora, venne regalata dalle suore alle proprietarie di un piccolo bar che si trovava di fronte a loro. Le due donne, fervide religiose, facevano da ponte fra la clausura e il mondo esterno, assolvendo anche ad importanti incombenze per la comunità. Fu quindi un segno di ringraziamento, come è sempre stata la missione di questo biscottino povero ma gustoso, per molti anni simbolo appunto di devozione e di gratitudine espresse nel periodo natalizio. Anche se ormai, essendo diventato un prodotto della tradizione locale, lo si trova tutto l’anno nei panifici e nelle pasticcerie che ancora portano avanti la sua storia in nome di Santa Cristiana.

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