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Predicatore, un felice elisir dalla Maremma Toscana

Predicatore, un felice elisir dalla Maremma Toscana

Autore: Gusto landia/lunedì 8 settembre 2014/Categorie: Territori , Toscana, Vino

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4.5
“La proprietà non appartiene all'uomo ma è per l'uomo". Inizia così, con una citazione dai sermoni di San Bernardino, il nostro incontro con Enrico Corsi dell' Azienda La Cura di Massa Marittima (Gr), che non a caso ha chiamato “ Predicatore” lo splendido  vino dolce ricavato da uve Merlot appassite al sole in modo naturale, scegliendo per l'etichetta la riproduzione di una predica di San Bernardino in Piazza del Campo a Siena” dipinta da Sano di Pietro nel XV secolo.  

Bernardino da Siena, un santo di grande attualità.
Il frate scherzoso che condannava l'usura, lodava gli imprenditori onesti e giustificava la proprietà privata solo se utilizzata per rendere migliore tutta la società

Nato nel 1380 a Massa Marittima da Nera degli Avveduti e dal nobile Tollo degli Albizzeschi, governatore della città, Bernardino frequentò gli studi  a Siena dove prese l'abito a ventidue anni, iniziando un'intensa attività di predicazione in tutta l'Italia settentrionale. La sua attenzione agli aspetti pratici della vita dei fedeli, con un'analisi decisamente moderna, fu così incisiva da essere sprone di forte rinnovamento per la Chiesa cattolica italiana e per tutto il movimento francescano.

Nonostante un processo per eresia al vaglio della Santa Inquisizione  (da cui fu completamente prosciolto) e nonostante i contenuti espliciti e taglienti delle sue prediche che gli procurarono diversi nemici, nel 1450, a pochi anni dalla sua morte avvenuta a L'Aquila, fu proclamato santo da papa Niccolò V.

I sermoni (in parte raccolti ne "Le Prediche Volgari di Siena") duravano tre o quattro ore ed erano pieni di esempi, aneddoti e digressioni, con  frequente ricorso ai dialetti ed ai gerghi locali, alla mimica e agli scherzi. Come ad altri importanti predicatori, gli fu particolarmente caro il tema della riconciliazione e della risoluzione delle contese.

Ma il suo pensiero è ricordato nella storia del pensiero economico poiché fu il primo teologo, dopo Pietro di Giovanni Olivi, a scrivere un'intera opera sull'economia (“Sui contratti e l'usura”) in cui condanna aspramente l'usura e affronta i temi della giustificazione della proprietà privata, dell'etica del commercio e della determinazione del valore e del prezzo.

Bernardino analizza con grande profondità la figura dell'imprenditore e ne difende il lavoro. Il commercio non è necessariamente fonte di dannazione, potendo essere praticato in modo lecito o illecito come tutte le altre occupazioni. Se onesto, anzi, un mercante fornisce servizi utilissimi a tutta la società: riappiana la scarsità di beni in una zona trasportandone da zone in cui sono abbondanti, custodisce beni limitando i danni di eventuali carestie, trasforma in prodotti lavorati le materie altrimenti grezze e inutili.

Il commercio equo, sostiene il frate francescano, transita attraverso l’efficienza e la responsabilità e procede grazie alla laboriosità ed all’assunzione del rischio. La proprietà esiste è ed un bene, almeno finché non appartiene all’uomo ma sussiste per esso, quale strumento per ingenerare miglioramento nel mondo.  I guadagni che derivano ai pochi che hanno saputo attenersi a queste virtù sono la giusta ricompensa per il duro lavoro svolto ed i rischi corsi. Sono per contro, deprecabili senza mezzi termini i nuovi ricchi, che invece di investire la ricchezza in nuove attività, preferiscono prestare a usura e strangolano la società anziché farla crescere.

E con un'intuizione estremamente attuale, la sua attenzione non era rivolta solo ai "veri" poveri, quelli che avevano già diritto all'elemosina e al sostentamento diretto da parte del prossimo facoltoso, ma  anche all'indigente “potenziale”, agli artigiani, ai contadini, ai piccoli professionisti che per impellenti difficoltà economiche potevano trovarsi nel baratro dell'indebitamento perdendo i loro beni, e soprattutto gli stessi strumenti con i quali essi lavoravano, trovandosi così costretti ad abbandonare l'esercizio del mestiere o della professione. 
Per il santo, le crisi economiche nascono quando si perde di vista «lo ben comune», la «mercanzia» (oggi potremo dire la “finanza”) deve essere buona cioè non contraffatta e parte delle risorse  devono essere sempre destinate alla porzione meno fortunata della società, perchè l'elemosina (leggi “welfare”) non è una perdita ma un investimento e l’intera comunità ne trae beneficio


Il Predicatore dell'Azienda La Cura è un germoglio sbarazzino, idoneo a sublimare istanti salienti di vita o semplicemente per toccare con mano la fervida complicità che s’instaura tra uomo e Madre Natura.
Prima di godervelo soffermatevi sull’etichetta la cui aggraziata iconografia è un avventuroso salto nel tempo di una bellezza senza pari.

Del resto il vino di spessore permette questi excursus eccezionali, che altresì non sarebbero né possibili né immaginabili.

Vino rosso scuro ermetico elargisce profumi passionali che soggiogano le indifese narici. Quindi il sapore che lo caratterizza ed esalta senza esitazioni: morbido e vellutato come pochi altri nettari della stessa tipologia.

Il sapore benevolo del vino “danza” senza indugi con il formaggio, offrendo al palato una leggiadra sensazione di spensieratezza. Le ultime gocce della nostra “scarlatta pozione” è possibile riservarle ad un tocco di cioccolato fondente, per far sì che nella mente rimanga “imprigionato” l’assaggio e tutte le percezioni derivate.

E' un Vino per chi ama le cose buone ed esclusive, o per quanti aspirano ad una sottile meditazione magari accentrata sul quel meraviglioso palcoscenico che è la vita e tutte le assonanze che ne derivano.



La Cura, Predicatore 2011
Rosso Passito Toscana Igt-GRAN MEDAGLIA D'ORO - SELEZIONE DEL SINDACO 2013

Azienda vitivinicola La Cura
località La Cura nuova, 12
58024 Massa Marittima (Gr)
Tel 0566 918094
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