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Agro pontino:Aprilia

Agro pontino:Aprilia

Autore: Gusto landia/giovedì 10 gennaio 2013/Categorie: Territori , Lazio

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L’Agro Pontino è la denominazione del territorio un tempo coperto dalle paludi pontine, bonificato definitivamente negli anni trenta su impulso del governo fascista. L'Agro pontino si trova interamente compreso nella provincia di Latina.  Si tratta di una pianura in gran parte alluvionale delimitata ad ovest e sud dal mar Tirreno, a est dai primi rilievi appenninici dei monti Lepini ed Ausoni, a nord dal medio corso del fiume Astura e dai primi rilievi dei Colli Albani.

Tutt’intorno alla città nuova di Latina (Littoria), sorsero numerosi  Borghi per lo più nati nello stesso periodo, alcuni però con significative tracce di vita sociale preesistente. Eredità secolari, importanti più di quanto non si possa superficialmente immaginare. La “popolazione sparsa” nei poderi con case coloniche e stalle dell’Agro Pontino, come voluto dalla legge per la Bonifica integrale (L.24 dic.1928) doveva trovare i servizi elementari nei suoi borghi: chiesa, scuola, consorzio agrario, azienda O.N.C., Ufficio postale, dispensa, dopolavoro. Alcuni di questi  Borghi, centri di servizio e nucleo di attrazione dei coloni,  a seguito di una delibera del podestà di Littoria Valentino Orsolini Cancelli, presero nel 1933 i nomi delle battaglie della Grande guerra (1915-18)    .

Aprilia è la più giovane città della provincia di Latina, fondata il 25 aprile 1936 ed inaugurata 18 mesi dopo, al termine dei grandi lavori della bonificazione della Palude pontina. Da visitare: la chiesa di San Michele Arcangelo (il campanile, distrutto dalle bombe, è stato ricostruito nel 1999), la statua bronzea del santo; in località Campoverde la tomba del Generale Menotti Garibaldi, figlio dell’Eroe dei Due Mondi, bonificatore ottocentesco e parlamentare della zona per più legislature; l’antica Torre difensiva del Padiglione (oggi privata).

Prodotti a Denominazione

Aprilia DOC

La prima zona ad essere valorizzata dal vigneto è stata quella di Aprilia, cui si riferisce l’omonima Doc. Le peculiari caratteristiche climatiche e dei terreni delle zone pontine, continuano a garantire, ancor oggi, la qualità del vino pontino

L’Aprilia Doc viene prodotto in un'area con terreni fertilissimi che solo nei primi anni del secolo scorso furono bonificati e resi disponibili per l’attività agricola. La viticoltura che vi si diffuse è stata condizionata dall'imperativo di produrre tanto, bene e subito: si diffusero quindi gli impianti a tendone in vaste pianure e vitigni affidabili come il Trebbiano, il Sangiovese ed il Merlot. Oggi in tutta la zona vi è la tendenza ad una maggiore innovazione ed i suoi viticoltori hanno saputo valorizzare in pochi anni la nuova produzione che ha già una buona notorietà.

Il metodo di produzione prevede per il Merlot la pigiatura delle uve, poi messe a fermentare e a macerare assieme alla vinaccia. Con la successiva svinatura, si separa la vinaccia dal mosto, e, dopo l’affinamento, il vino viene stabilizzato e imbottigliato. Il metodo di produzione del Trebbiano, invece, prevede la fermentazione lontano dalle bucce, che ne potrebbero compromettere il colore. Il Sangiovese, infine, viene ottenuto con una fermentazione di uve rosse, senza macerazione delle vinacce.

Il Merlot è un vino dal colore rosso granato tendente talvolta al rosso mattone con l'invecchiamento, ha un profumo vinoso e gradevole e un sapore pieno, armonico, morbido, di giusto corpo; la gradazione alcolica minima è di 12 gradi. Il Sangiovese ha colore rosato più o meno carico, profumo vinoso e caratteristico, sapore asciutto ed armonico con gradazione alcolica minima di 11,5 gradi. Il Trebbiano ha colore giallo paglierino più o meno carico, profumo vinoso e caratteristico, sapore delicato di Trebbiano, armonico, alcolico, caratteristico; la gradazione alcolica minima è di 11 gradi.

Ciascuna denominazione è riservata ai vini ottenuti da uve provenienti dai vigneti costituiti per almeno il 95% dai corrispondenti vitigni.

 Riferimenti normativi DOC riconosciuta con DPR 13.05.66, pubblicato sulla GU del 13.07.66 e modificato dal DPR 21.11.79, pubblicato sulla GU del 18.04.80


DOP

Olio Colline Pontine,Mozzarella di Bufala Campana,Ricotta di Bufala Campana,Ricotta Romana,Salamini italiani alla cacciatora

IGP

Abbacchio Romano,Carciofo Romanesco del Lazio,Kiwi Latina,Sedano Bianco di Sperlonga

In Cucina

La cucina pontina, più di altre, è un intreccio di sapori e aromi multietnici, influenzata da tradizioni che provengono da luoghi diversi tra loro: dal Veneto, dall’Emilia-Romagna, dal Friuli, dall’Abruzzo, dalle Marche a nord con le immigrazioni degli anni ’30; dai centri della collina laziale e sub-romana, dalla Campania, dalla Sicilia, dalla Calabria tanto a nord che a sud; e ancora, dalle Filippine, dalla Cina, da Paesi centroafricani e soprattutto nordafricani (Marocco, Algeria, Tunisia), dai quali sono giunti numerosi e importanti nuclei familiari che hanno portato con sé la loro tradizione culinaria.

La cucina pontina può essere divisa in cucina collinare e cucina marittima, in una felice  combinazione di ingredienti e prodotti, anche poveri, trasformati in piatti semplici ma ricchi nel gusto.

 
Così, nella parte collinare, ritroviamo gli antichi sapori dei piatti legati alla tradizione locale, con la buona pasta “fatta in casa”, dai tagliolini di Cori alla ramiccia di Norma, con condimento di sugo di carne, con spuntature, salsicce, funghi, di semplice pomodoro, sapientemente insaporite da aromi naturali, o ancora minestre e zuppe di fagioli, verdure, lenticchie o ceci.

Piatto tradizionale

La Vignarola

Uno dei piatti riscoperti è la vignarola.. una ricetta che esprime la vera tradizione laziale a tavola, un trionfo di verdure di stagione dove non puo' mancare il carciofo romanesco

Ingredienti per 4 persone:piselli sgranati, g 150 - fave sgranate g 150, - 6 carciofi, -una piccola cipolla - crostini di pane - olio extravergine -sale grosso - pepe in grani.
Procedimento: Tagliare a fettine la cipolla, farla dorare con un poco d’olio, unire i legumi e i carciofi tagliati a spicchi non troppo grossi; coprire il tutto con circa un litro d’acqua, salare, pepare e portare a cottura (meglio se le verdure restano abbastanza intere). Servire con crostini di pane raffermo, rosolati nell’olio o tostati in forno


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