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la DOC EST! EST!! EST!!! di  Montefiascone

la DOC EST! EST!! EST!!! di Montefiascone

Autore: Gusto landia/mercoledì 15 luglio 2015/Categorie: Territori , Lazio

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La zona di produzione ricade nella parte settentrionale della regione Lazio, su territori di origine vulcanica di media e alta collina (distretto Vulsino). La nascita e lo sviluppo della viticoltura in questo areale fin dal tempo degli Etruschi e dei Romani è sicuramente dovuta all’influenza positiva sul clima del vasto bacino lacustre di Bolsena, sul quale si affacciano la gran parte dei terreni vitati. Il nome del vino è legato alla leggenda secondo la quale nel 1111 il Vescovo De Fuk, giunto in Italia al seguito dell'Imperatore Enrico V, invitò il suo servitore Martino a precederlo lungo il tragitto alla ricerca del vino migliore chiedendogli di segnare il posto in cui degustava il più buono con il contrassegno Est. Giunto a Montefiascone incontrò la porta di un'osteria con tre Est come segno di eccellenza e decise di abbandonare il corteo imperiale diretto a Roma per trasferirsi lì. In riconoscenza dell'ospitalità ricevuta, lasciò un'eredità di 24.000 scudi a condizione che ad ogni anniversario della sua morte una botticella di vino venisse versata sul sepolcro.
Descrizione:  Colore giallo paglierino più o meno intenso. Odore fine, caratteristico, leggermente aromatico. Sapore secco o abboccato o amabile, sapido, armonico, persistente con leggera vena amarognola. Titolo alcol. minimo:  10% (Est!Est!!Est!!! di Montefiascone), 10,5% (Classico e Spumante). Abbinamenti:  antipasti magri, piatti a base di pesce di lago, sardine fritte e carni bianche e con lo Spumante torta di ricotta romana.
Disciplinare:  approvato DOC con D.P.R. 03.03.1966 (G.U. 111 - 07.05.1966)
Tipologie:  Est!Est!!Est!!! di Montefiascone, Est!Est!!Est!!! di Montefiascone Classico, Est!Est!!Est!!! di Montefiascone Spumante.
Vitigni:  Trebbiano toscano (localmente detto Procanico) dal 50-65%; Trebbiano giallo (localmente detto Rossetto) 25-40%; Malvasia bianca lunga e/o Malvasia del Lazio 10-20%; Altri vitigni di colore bianco non aromatici 0-15%

Prodotto DOP:  NOCCIOLA ROMANA
   
L’area di produzione dei monti Cimini e monti Sabatini (province di Viterbo e Roma) presenta una situazione pedoclimatica assai favorevole alla coltivazione del nocciolo, essendo il suolo caratterizzato da formazioni vulcaniche e tufi terrosi ricchi di sostanze essenziali, terreni profondi, leggeri, carenti in calcio e fosforo ma ricchi di potassio e microelementi. La presenza sul territorio della varietà Tonda Gentile risalirebbe già ad epoca pre-romana, soprattutto come pianta arbustiva da sottobosco nei boschi di castagno, mentre la sua coltivazione è attestata a partire dal XV secolo, quando pare rallegrasse la mensa del Papa Leone X. Numerosi sono i piatti della tradizione realizzati con la nocciola:  spezzatino di coniglio in umido, tozzetti, cazzotti, ciambelle, ossetti da morto, mostaccioli, amaretti, brutti-buoni, duri-morbidi, meringhe, crucchi di Vignanello, morette.    
La DOC designa i frutti riferibili alla specie Corylus avellana cultivar «Tonda Gentile Romana», «Nocchione» e loro eventuali selezioni. La polpa è croccante e la tessitura compatta senza vuoti interni, con sapore ed aroma finissimo e persistente. La nocciola viene raccolta a terra, con più passaggi per evitare una permanenza prolungata sul suolo. Se fino a poco tempo fa non era raro vedere ampie distese di nocciole sulle aie e sulle piazze ad asciugare, oggi si è passati all'utilizzo di essiccatoi aziendali o cooperativi con il riutilizzo dei gusci come combustibile e conservazione del prodotto all'interno di magazzini a temperatura controllata.
Disciplinare:  Reg. CE n. 667 del 22.07.09 (GUCE L 194 del 25.07.09)

Piatto:  La Sbroscia

La sbroscia è uno dei piatti a base di pesce più antichi di questa zona.  La tradizione vuole che fosse cucinata dai pescatori, al ritorno dalla pesca e che venisse  preparata con l’acqua del lago di Bolsena in un recipiente di terracotta. In realtà il Bolsena è un lago emissario del fiume Marta, in cui fin dal Medioevo era attivo uno degli stabilimenti ittici più conosciuti, sopratutto per la produzione dei lucci e delle tinche. Due pesci che non possono mancare nella sbroscia sono il coregone del Lago di Bolsena (o lavarello) e la tinca, ma si utilizzano anche tranci di luccio, persico reale, anguilla, latterini, granchi e gamberi di lago.
Descrizione: Ingredienti:  1 tinca, 4 pesci persico 1 luccio, 1 anguilla, ½ cipolla, 3 cucchiai d’olio, ½ aglio, 1 peperoncino, mentuccia, pomodorini, 2 kg di patate, sale, fette di pane raffermo.

Preparazione:  Dopo aver pulito il pesce, fate soffriggere in un tegame di coccio la mentuccia, l’aglio e la cipolla precedentemente tritati aggiungendo 2 cucchiai di olio. Pelate le patate e tagliatele a dadi. Tagliate a pezzetti i pomodorini e uniteli al soffritto insieme al pesce. Aggiungete circa un l,5 l di acqua (possibilmente di lago), salate e proseguite la cottura a recipiente coperto per 30 minuti. Distribuite le fette di pane nelle scodelle e ricopritele con la zuppa, aggiungete l’olio rimasto. E’ usanza mangiare la “sbroscia” con le mani!

tratto da DOC&DOP 50anni di qualità

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Tags: DOC
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