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Montecucco: un Sangiovese tra la terra ed il mare…

Montecucco: un Sangiovese tra la terra ed il mare…

Autore: Del.Fisar Siena Val d'Elsa/lunedì 26 novembre 2012/Categorie: Territori , Toscana

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Un‟antica leggenda citata da Pio II nei suoi Commentari narra che Carlo Magno, diretto a Roma per essere incoronato imperatore dal papa, passando per i luoghi dominati dal massiccio del Monte Amiata con l‟esercito fiaccato dalla peste, ebbe in sonno l‟apparizione di un angelo che gli ingiunse di scagliare un dardo, cogliere l‟erba nella cui radice quest‟ultimo si sarebbe conficcato, tostarla e darla da bere insieme al vino ai malati. L‟esercito miracolosamente guarì... E‟ proprio in questa parte di Toscana storicamente così magica che si inserisce il Montecucco Sangiovese, recente Docg ancora poco nota, ma dal profilo estremamente interessante.

Più precisamente ci troviamo nel lembo orientale della provincia di Grosseto, all‟interno della vasta area che si estende dalle pendici amiatine fino agli ultimi rilievi prima del capoluogo, oltre i quali si trova la Maremma. 

Qui il territorio inizia a propendere verso il mare in una successione di colline dai profili dolci e allungati ed il panorama si presenta come un mosaico colorato di campi coltivati, boschi, pascoli, oliveti e vigneti perfettamente integrati ad antichi e suggestivi borghi, sapientemente ben conservati.

In queste zone la coltivazione della vite ha sempre costituito un‟attività di primaria importanza per le popolazioni stanziali ed ha una lunga storia che parte quantomeno dall‟epoca etrusca, come testimoniano i numerosi reperti rinvenuti, tra i quali spiccano i tradizionali pithoi, recipienti che venivano interrati fino all‟orlo nelle vicinanze dei torchi per raccogliere e fermentare il vino.  

Durante il Medioevo governanti e feudatari videro la necessità di concedere terre adatte per questa coltura, che ebbe particolare protezione attraverso apposite norme statutarie. A fine „800 il Dr. Alfonso Ademollo, nella sua relazione per l‟inchiesta agraria Jacini, metteva in evidenza la qualità dei vini prodotti nel grossetano e scriveva: “Il vino, […], viene prodotto dai nostri viticoltori con sempre crescente progresso e accuratezza in ogni parte della provincia di Grosseto, sia nella zona piana, che in quella montuosa, e per la bontà e quantità in alcuni Comuni è di una rendita importante ai proprietari […]. E‟ il caso per esempio del comune di Castel del Piano, i cui vini erano allora già molto conosciuti ed oggetto di analisi chimiche presso l‟Università di Pisa (1895).

Nel secondo dopoguerra la zona del Montecucco fu interessata solo marginalmente dal fenomeno dell‟abbandono delle campagne: qui è stata sempre mantenuta in piedi un‟economia multifunzionale, basata sulla produzione di vino, olio, sull‟allevamento e sulla raccolta dei prodotti spontanei (es. funghi, castagne). Dal punto di vista ampelografico, l‟area risulta interessante in quanto non ha subito interferenze ed introduzioni di materiale significative nel corso dell‟ultimo secolo, in particolare dopo l‟invasione della fillossera: questo ha permesso di mantenere intatta l‟identità produttiva e conservare una buona ricchezza in vitigni locali, fra i quali alcuni cloni secolari di Sangiovese.
Nel 1998 la nascita della D.o.c. Montecucco e la successiva costituzione di un Consorzio di Tutela diedero un forte impulso a tutta la filiera vitivinicola. Le sperimentazioni colturali che seguirono portarono ottimi risultati soprattutto in merito alle potenzialità del Sangiovese, tanto che gli impianti con questa varietà, già alla base dei vini rossi, aumentarono sensibilmente fino a coprire oltre il 90% dei circa 800ha vitati. Il riconoscimento della D.o.c.g. autonoma “Montecucco Sangiovese” è avvenuto con D.M. 09.09.2011.
L‟area della denominazione ricade nei 7 comuni di Cinigiano, Civitella Paganico, Campagnatico, Castel del Piano, Roccalbegna, Arcidosso e Seggiano ed è separata a nord-est da quella del Brunello di Montalcino dal fiume Orcia.
I vigneti, allevati tradizionalmente a guyot semplice o doppio e cordone speronato, sono ubicati a quote tra i 120 ed i 500mt. s.l.m. con esposizione media est sud-est, caratterizzati da alte densità di impianto e basse rese produttive.
I suoli sono in prevalenza di medio impasto, ricchi di pietrosità e scheletro e naturalmente ben drenati, dotati di ottime quantità di fosforo e potassio assimilabili. Essi derivano fondamentalmente dal disfacimento di rocce arenarie e presentano intercalazioni molto varie quali rocce calcaree, ciottolo alluvionale, conglomerati
con matrice ferrosa, tufi. Passeggiando per i vigneti non è raro vedere affiorare conchiglie ed altri fossili marini. Le aree più a ridosso del Monte Amiata, antico vulcano spento, conservano una buona presenza di composti lavici capace di donare ai vini una marcata e piacevole mineralità.
Il clima è di tipo mediterraneo, con una temperatura media annua di 14-14,5°C, precipitazioni concentrate nei mesi autunnali-invernali e condizioni di aridità prolungate in primavera e marcate in estate, accentuate dai venti di Scirocco, Libeccio e Maestrale. L‟intera zona gode di una ventilazione costante anche grazie alla presenza del Monte Amiata che, contrapposta a quella del Mar Tirreno, crea una sorta di corridoio ideale all‟interno del quale si generano continuamente inversioni termiche e flussi d‟aria. Durante la fase di maturazione delle uve, l‟irraggiamento solare intenso, la pressoché totale assenza di umidità e la notevole escursione termica giorno/notte garantiscono la sanità dei grappoli e la concentrazione di zuccheri e sostanze aromatiche. Nonostante il clima secco, lo stress idrico delle piante è limitato dalla presenza di acqua nel sottosuolo che scorre dall‟Amiata verso le pianure maremmane. Tali favorevoli condizioni climatiche permettono di realizzare non solo una viticoltura ecocompatibile, ma anche numerose produzioni agricole biologiche.

In base al nuovo disciplinare, il vino “Montecucco Sangiovese” è ottenuto per almeno il 90% dall‟omonima varietà, eventualmente affiancata da altre a bacca rossa complementari come ad esempio Ciliegiolo, Canaiolo nero, Colorino, Alicante, Montepulciano, Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot. Le rese per ettaro sono stabilite in 70 quintali, tra le più basse d‟Italia. Le uve vengono raccolte, prevalentemente a mano, a fine settembre-inizio ottobre e vinificate sia in acciaio sia in legno. La pratica più tradizionale prevede la fermentazione con lieviti autoctoni all‟interno di tinelli di legno tronco-conici aperti, macerazioni prolungate e follature eseguite manualmente.

I tempi di maturazione minimi obbligatori sono 12 mesi di invecchiamento in legno e 4 mesi di affinamento in bottiglia (24 e 6 mesi per la riserva). La produzione è affidata ad una molteplicità di aziende di piccole dimensioni a conduzione prevalentemente familiare, fatta eccezione per alcune realtà più importanti tra cui ColleMassari e la storica Tenuta di Montecucco (da qui il nome della denominazione), edificata sulla base e con i materiali dell‟omonimo castello dell‟XI sec. appartenuto alla famiglia feudale degli Aldobrandeschi. La secolare attività vitivinicola della zona è testimoniata anche dalle numerose cantine scavate nella roccia presenti nei borghi medievali, tutt‟ora utilizzate per il deposito del vino o come suggestivi punti di degustazione (es. cantine di Seggiano).

Dal punto di vista organolettico i Sangiovese prodotti sul territorio si distinguono per i bei colori intensi ed un notevole impatto olfattivo-gustativo, proponendosi come vini potenti ma al contempo armonici e non eccessivi. La complessità aromatica che appartiene anche ai prodotti più giovani è fine ed intrigante e si rivela con intensi profumi di frutti rossi maturi (marasca, prugna, mora di rovo), percezioni di fiori e note minerali. Sul finale non è raro avvertire sentori balsamici e di macchia mediterranea. In generale i vini sono dotati di un‟ottima carica polifenolica, una robusta spalla alcolica ed una struttura decisa che li rendono idonei all‟invecchiamento e capaci di evolversi nel tempo. L‟elevata variabilità di composizione dei terreni li arricchisce di una caratteristica mineralità-sapidità che aggiunge freschezza e ravviva il gusto. Il contenuto di tannini è in equilibrio con un‟acidità in media non eccessiva e mitigato dalla naturale morbidezza conferita dal clima solare della zona. 

Per le loro caratteristiche di struttura e persistenza questi vini vengono tradizionalmente abbinati a piatti saporiti e di un certo spessore come ad es. le zuppe di legumi e castagne, le lasagne caserecce, le scottiglie di carne, i salumi di cinta senese e di cinghiale.

La prima vendemmia Docg del Montecucco Sangiovese sarà in anteprima ad aprile 2013. La migliore qualificazione offerta dall‟odierno disciplinare, l‟ambiente generoso ed il connubio efficace di tradizione e innovazione realizzato all‟interno della filiera produttiva sono senz‟altro ottime premesse affinchè questo rosso possa guadagnarsi un posto di tutto rispetto nel panorama italiano dei vini di qualità.

Serena Bartalucci

Fisar Delegazione Siena Val d'Elsa

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